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Le conseguenze della Brexit sul mercato It: riflessioni e possibili scenari

Fra i vari effetti del leave ce ne sono alcuni che hanno una forte correlazione con la tecnologia. Il sogno di un mercato digitale unico e di una data economy più integrata su scala comunitaria rischia davvero di dissolversi in maniera definitiva mentre per nel Regno Unito si profila la necessità di una nuova infrastruttura informatica nazionale.

Cosa succederà nel mondo dell’IT?

Quali sono i possibili scenari ai quali potrebbe andare incontro il mercato europeo del Cloud Computing?

E quali potrebbero essere le ripercussioni sui principali Provider a livello globale come AWS, Google, Microsoft e IBM?

Il Regno Unito è da sempre uno dei più noti punti strategici per i Cloud Provider intenzionati a sbarcare sul In Europa.

Negli ultimi tempi, infatti, i colossi del Cloud hanno rafforzato la propria presenza nell’area, affittando spazio nei data center, come ad esempio Equinox, o costruendo direttamente infrastrutture proprie.

La Brexit si tradurrà nell’arrivo di una nuova regolamentazione per i Cloud provider differente da quella attuale che si tradurrà in costi aggiuntivi dei top player. Per questo tutti i futuri piani di investimento e progetti riguardanti nuovi data center andranno in standby o saranno reindirizzati su mete più sicure come l’Irlanda, i Paesi Bassi e la Germania.

Potrebbe essere l’Irlanda, infatti, a prendere il posto della Gran Bretagna diventando la nuova “terra promessa” per attività finanziare e legate al mondo dell’ICT.

Sono vari gli scenari che si profilano. Tra i più improbabili c’è la scomparsa dell’euro che lascerà spazio alle valute nazionali. Un’eventualità molto difficile da gestire per i provider. Ma questa, attualmente, è una delle “proiezioni” più inverosimili anche perché il processo di sgretolamento dell’Unione non avverrà dall’oggi al domani: tutti i Paesi attendono ancora di capire cosa accadrà all’Inghilterra per agire di conseguenza.

E che dire, invece, della normativa europea sul rispetto della privacy?

Uscire dall’Unione significa per il Regno Unito anche abbandonare il quadro normativo europeo in termini di privacy e trattamento dei dati. A febbraio è stato annunciato il nuovo accordo fra Stati Uniti e Europa (il “Privacy Shield”, che va a sostituire il decaduto “Safe Harbor”) sulle modalità di trasferimento dei dati personali degli utenti oltreoceano e sulle garanzie che dovranno essere rispettate dal governo Usa e dai servizi di intelligence americani. Si parlava in proposito di “standard europeo” e lo si faceva con il Regno Unito parte integrante della Ue.
Se le grandi aziende britanniche saranno obbligate a memorizzare ed elaborare le informazioni a livello locale, le opportunità di business per i vendor di informatica aumenteranno di conseguenza.

La gestione dei dati su scala nazionale avrà inoltre un impatto non indifferente in termini di costi complessivi per l’implementazione delle infrastrutture informatiche e tecnologiche deputate a farlo. Una forzatura che secondo alcuni penalizzerà anche le startup che ancora non si sono attrezzate per riconfigurare i loro sistemi in vista di un crescente isolamento di grandi volumi di dati.

Come riportato dal Financial Times, la nascita di mercati ed ecosistemi It di livello nazionale piuttosto che di singole infrastrutture regionali, renderebbe complicata la crescita di aziende tech europee in grado di dialogare a pari livello delle aziende americane e dei giganti cinesi.

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