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Red Hat: Cio come nuovo operatore Cloud

Red Hat Summit Virtual Experience 2021.

Una prima chiara sintesi è proprio quella offerta in occasione dell’evento da Paul Cormier, Presidente e Ceo di Red Hat, e ripresa da Gianni Anguilletti, Vice President Med Region dell’Azienda, che rompe così subito gli indugi: “Ogni Cio è, o è chiamato a diventare, un operatore Cloud”.

Una frase che illustra bene la strategia alla base degli sviluppi dell’Azienda: in questo contesto si posizionano infatti tutti gli annunci relativi alle nuove tecnologie e alle testimonianze dei clienti come Bosch, Volkswagen, Citybank, che hanno raccontato l’utilizzo delle tecnologie Red Hat per migliorare agilità competitiva ed efficienza operativa.
spiega Anguilletti “si tratta di aiutare la propria realtà a trovare il modo di trarre il meglio in termini di prestazioni, efficienza, sicurezza, economia, scalabilità, agilità, governance – senza vincoli – dall’infinito numero di infrastrutture realizzabili combinando la moltitudine di sistemi hardware, ambienti virtualizzati, piattaforme di Cloud privato e pubblico a supporto delle iniziative di business”.

La nuova proposta tecnologica di Red Hat

Entra nei dettagli delle novità del Summit così Giuseppe Bonocore, Principal Solution Architect Red Hat Italy: “Sono due le tecnologie pilastro dell’offering per quanto riguarda l’Open Hybrid Cloud, e cioè Red Hat Openshift – offerta PaaS basata su Kubernetes, per l’erogazione dei workload – e Red Hat Enterprise Linux, fondamenta per l’erogazione dei workload (per esempio proprio anche di quelli all’Edge)”.

Tra gli annunci più importanti merita di essere ricordato il perfezionamento dell’acquisizione di StackRox, con il suo prodotto principale integrato in Red Hat come Advanced Cluster Security for Kubernetes.

La proposta fornisce sicurezza su Kubernetes per i workload basati su microservizi e alle applicazioni basate su Kubernetes indirizzando tre aspetti– lo shift left delle pratiche di Cloud security (anche nella fase di scrittura del codice DevSecOps), la “securizzazione dell’infrastruttura” dal punto di vista posturale (Cspm, Cloud Security Posture Management), attraverso un approccio zero trust e infine garantendo la Cloud Workload Protection Platform (Cwpp) mettendo in sicurezza anche i workload a runtime.

Un’altra importante espansione del portfolio Red Hat riguarda i nuovi Managed Cloud Services.

Con un’offerta che si espande in più direzioni: nell’ambito dei servizi applicativi, per esempio, con Red Hat OpenShift Api Management; con Red Hat OpenShift Streams for Apache Kafka (offerta di event streaming e management) e in ultimo attraverso Red Hat OpenShift Data Science offerta di una serie di servizi gestiti per favorire l’utilizzo dei big data, delle tecnologie di machine learning e di data intelligence.

Per un “workflow data science” che vada dalla gestione dei dati, alla loro pulizia ed all’utilizzo concreto dei dati nei diversi use case.

Dal punto di vista infrastrutturale, invece, le novità principali riguardano l’evoluzione di Openshift come piattaforma di orchestrazione di Container, operativa nei DC così come presso i Cloud provider e gli hyperscaler.

Sono oggi disponibili versioni di Openshift “managed” presso tutti i principali Cloud provider ad indirizzare gli scenari di esigenze di un servizio gestito ad innesco rapido presso gli hyperscaler, ma anche la disponibilità in modalità self-managed on-prem per altri use case.

L’Edge è “estensione” su tutto il portfolio di Red Hat.

L’Edge quindi viene considerato come modalità per valorizzare i dati dai DC ai device di campo, per abilitare i workload tipici di IoT quindi.

In ambito Edge da annoverare il proof of concept di Red Hat OpenShift utilizzato dalla stazione spaziale internazionale.

In collaborazione con Ibm Cloud parte dei carichi di lavoro sono stati eseguiti nello spazio per dare un esempio delle possibilità di calcolo distribuito Edge anche in condizioni estreme.

Sono diversi i mantra inscritti nella cosiddetta “Open Hybrid Cloud Vision” di Red Hat.

Tra questi, la necessità di continuare l’innovazione, per attrarre nuovi clienti, così da affrontare concretamente la concorrenza delle compagnie “digital first”.

Secondo Red Hat, il Cloud aperto è l’unica piattaforma che permette alla information technology di essere abilitatore strategico a supporto delle iniziative di business delle imprese.

Proprio l’Open Hybrid Cloud è la strategia suggerita da Red Hat per raggiungere velocità, scalabilità e stabilità, necessarie a raggiungere gli obiettivi nella nuova normalità.

Per rendere realtà concreta tale visione, Red Hat ha continuato ad investire, oggi come mai prima, nello sviluppo delle macro componenti che disegnano la visione del Cloud Ibrido aperto.

«Si parte dallo sviluppo di applicazioni moderne, Cloud native, containerizzate e basate su microservizi, che possano far leva su paradigmi come l’IA, il machine learning, l’edge computing, per adattarsi in maniera elastica alle condizioni operative mutevoli nelle quali le aziende si trovano» spiega Anguiletti.

L'imperativo del CIO: Le parole di Dell

L’imperativo dei CIO oggi è trasformare la propria azienda in un digital leader del suo settore, garantendole così migliori performance e la capacità di gestire i cambiamenti anche imprevisti. L’IT d’impresa è la base per raggiungere questo risultato, affiancandola però con nuovi modelli di gestione IT, nuove tecnologie e nuovi approcci organizzativi.

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